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Apparecchiature Elettromedicali,
Prodotti, Attrezzature Professionali
per Studi e Centri Medici, Fisioterapici, Estetici |
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Fotoepilazione con luce pulsata
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| Il problema dei peli superflui o indesiderati |
Ormai da secoli, in gran parte del mondo,
milioni di uomini e donne considerano i loro peli indesiderabili
per ragioni puramente estetiche: è sempre più
crescente la domanda di nuovi prodotti e metodiche per risolvere
più o meno efficacemente questo problema.
I metodi tradizionali più diffusi sono la ceretta, il
rasoio, la crema depilatoria, le pinzette o gli epilatori elettrici.
Ciò che accomuna tutte queste tecniche è la temporaneità
del risultato ottenuto: i peli ricrescono infatti nel giro di
due - quattro settimane.
Negli ultimi anni si sono sempre più affermati sistemi
di epilazione a lunga durata che sono costituiti da:
- ago o elettrolisi: si ottengono buoni risultati ma, per
contro, richiede lunghi tempi di trattamento (numerose sedute
e tecnica pelo per pelo), è doloroso, c'è
il rischio di causare cicatrici perifollicolari e i risultati
sono fortemente dipendenti dalla bravura e dall'esperienza
dell'operatore.
- laser medicali: si ottengono risultati valutati tra il
medio e l'eccellente, a seconda della zona trattata, dell'esperienza
dell'operatore e soprattutto della natura della pelosità
del paziente.
- lampade flash a luce
pulsata: si ottengono risultati comparabili
a quelli ottenuti coi laser.
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| Il ciclo di crescita
del pelo |
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Il pelo è una struttura cheratinizzata
(fanera) prodotta dall’epidermide. E’ costituito
da un fusto che fuoriesce dalla superficie della cute, che è
il pelo propriamente detto, e da una parte invisibile impiantata
più o meno in profondità. Qui si trova la radice
del pelo contenuta in un “sacco” chiamato follicolo
pilifero. L’estremità inferiore della radice (il
bulbo) riceve il nutrimento dalla papilla vascolare.
Il numero di follicoli piliferi nel corpo è determinato,
in modo definitivo, durante la vita embrionale. Si distinguono
tre tipi diversi di peli:
- la peluria o lanugine: fine, incolore o poco colorata,
di lunghezza inferiore a 2cm;
- il pelo intermedio: ha una colorazione “media”
rispetto alla maggiorparte degli altri peli;
- il pelo terminale: lungo, spesso e pigmentato, pungente.
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La lanugine si può trasformare in pelo intermedio prima,
e poi in pelo terminale, solo sotto l’azione di ormoni androgeni.
E’ questo che, durante la pubertà, succede in alcune
zone (come ascelle e pube) dove appunto la peluria si trasforma
in peli terminali. Nella donna, la peluria del dorso e del torso
rimane tale senza subire evoluzioni. Questo perché la produzione
di androgeni è scarsa.
Di norma nessun fattore esterno (come la ceretta o l’uso del
rasoio) può trasformare la lanugine in peli terminali. Quindi,
contrariamente a quanto si sente spesso dire, non è vero
che rasando i peli, questi ricrescono più rapidamente e più
grossi. Solo in alcuni particolari soggetti, e in certe zone ormone-dipendenti,
rasare o estirpare i peli può stimolare la trasformazione
da lanugine a pelo terminale. Questo può succedere anche
utilizzando sistemi laser o a luce pulsata. E’ importante
individuare prontamente questi pazienti, effettuando dei test su
aree limitate, per evitare trattamenti inutili e/o dannosi.
Il
pelo ha un’esistenza “effimera”. Passa attraverso
un periodo di crescita cui segue uno di riposo. Si parla di ciclo
pilare, che si divide in tre fasi:
- fase anagen o di crescita: un nuovo pelo è
generato dal follicolo che affonda nel derma e diventa molto attivo
(sintesi di cheratina e melanina).
- fase catagen: è una fase di regressione.
L’attività di sintesi cessa. Il bulbo si stacca dalla
papilla e resta collegato tramite un cordone epiteliale formato
dalla guaina epiteliale esterna. Questa fase dura circa 2 –
3 settimane.
- fase telogen o fase di riposo: durante questa
fase non si produce nessun pelo. La sua durata è variabile
e dipende da molti fattori (sito anatomico, fattori esterni e
fattori interni). Al termine della fase telogen il pelo viene
espulso prima della successiva fase anagen
La durata di un ciclo pilare, così come la percentuale dei
peli in fase anagen e quella dei peli in fase telogen in un dato
momento, come pure la densità dei peli, il diametro, l’angolo
e la profondità di impianto del pelo, e la loro velocità
di crescita, sono variabili secondo l’area anatomica considerata.
Nell’uomo i follicoli non sono in generale sincronizzati,
quindi non si avranno mai tutti i follicoli di una stessa area contemporaneamente
in fase anagen. Per questo è necessario ripetere più
volte il trattamento di fotoepilazione: per ogni seduta si vanno
a colpire i peli che si trovano in quel momento in fase anagen (20-30%
dei peli presenti). |
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| Fotoepilazione o epilazione con la lampada
flash a luce pulsata |
La fotoepilazione è un processo basato
sulla fotoemolisi selettiva grazie al quale la luce è
fortemente assorbita dalla melanina contenuta nel pelo, che
conseguentemente raggiunge alte temperature. Il calore accumulato
è trasmesso alle strutture vitali del follicolo e per
un processo di termocoagulazione si interrompe il ciclo del
pelo, producendo così effetti di lunga durata:
- la luce viene fortemente assorbita dalla melanina del
pelo
- il fusto si scalda
- per trasmissione termica si ha coagulazione delle strutture
riproduttive del follicolo
- pelo e follicolo sono danneggiati e il ciclo di ricrescita
si interrompe.
La conseguenza pratica del trattamento con luce
pulsata è una riduzione duratura del numero di peli
ed un rallentamento globale della ricrescita, tanto più
evidente ed efficace con i peli più grossi e scuri che
costituiscono il maggior problema estetico.
La selettività di assorbimento permette di conseguire questo
risultato senza danni all'epidermide.
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Poichè la luce pulsata è
efficace solamente nella fase di crescita del pelo, sono necessarie
più sedute per ottenere il risultato ottimale. Un ciclo variabile
da 5 a 10 trattamenti, a seconda della zona interessata e dalle caratteristiche
individuali, assicura un risultato esteticamente valido.
Ad un ciclo iniziale di trattamenti, intervallati da uno o più
mesi, seguiranno delle sedute di mantenimento. Zone come l'inguine
e le ascelle, che presentano peli grossi e scuri, rispondono più
rapidamente di altre.
La particolare flessibilità dell'apparecchiatura a luce
pulsata permette di impostare i parametri in rapporto alle caratteristiche
di cute e peli, rendendo così possibile personalizzare il
trattamento secondo le specifiche esigenze.
Prima
di sottoporre la pelle al flash di luce
pulsata ad alta intensità, si provvede all'applicazione
di un apposito gel che agisce da protettore della cute. Si procede
quindi all'invio degli impulsi di luce, emessi dal manipolo ad intervalli
regolari. La dimensione dei manipoli, molto più grande rispetto
al laser, permette di trattare velocemente ampie superfici cutanee.
Si possono trattare aree anche estese (come ad esempio le gambe),
ma anche circoscritte come il labbro superiore o la zona del mento.
I risultati sono molto più veloci quanto maggiore è
il contrasto tra pelle chiara e pelo scuro.
A distanza di circa un mese, cresceranno i peli i cui bulbi non
si trovavano nella fase attiva all'epoca del trattamento precedente,
pronti ora per essere colpiti dalla luce
pulsata.
Il metodo è molto tollerato: anche utilizzando alte potenze,
il paziente può avvertire solo una sensazione come di "leggero
colpo di elastico" sulla pelle.
È altamente consigliato di non esporsi al sole immediatamente
prima o dopo le sedute è per non incorrere in possibili effetti
indesiderati come le iperpigmentazioni.
Gli effetti collaterali sono pressoché nulli, occorre comunque
una preparazione professionale specifica.
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| Principio di funzionamento dei sistemi
a luce pulsata |
La luce visibile ha una lunghezza d’onda che va da 400 nm
a 800 nm. Al di sotto di 400 nm si trova la luce ultravioletta (UV),
e al di sopra di 800 nm c’è la luce infrarossa (IR).
La
luce di una lampada flash a luce pulsata
ha una forte intensità emessa in tempi molto brevi. Solitamente
lo spettro di emissione va dall’ultravioletto al vicino infrarosso
(da 300 nm a 1200 nm). A seconda delle diverse applicazioni, sono
poi usati dei filtri che limitano opportunamente lo spettro. Al contrario,
un laser (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiations)
emette luce ad una sola lunghezza d’onda (ovvero un solo colore).
Per questo si dice che l’emissione del laser è monocromatica.
Nella tabella sono messe a confronto le caratteristiche di una lampada
flash a luce pulsata e di un laser. |
| Lampada flash a
luce pulsata |
Laser |
Luce policromatica
(spettro di emissione con più lunghezze d’onda) |
Luce monocromatica
(una sola lunghezza d’onda) |
| Luce non coerente (onde non in fase) |
Luce coerente (onde in fase) |
| Luce non collimata (più direzioni
di propagazione della luce) |
Luce collimata (una sola direzione di propagazione) |
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| Interazione della luce pulsata con la
superficie cutanea |
Quando la luce emessa dal sistema incontra una superficie può:
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- essere riflessa (rischio oculare, per cui vi è
l'obbligo di indossare occhiali di protezione);
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- essere diffusa (bisogna fare attenzione alla radiazione
diffusa perché, se eccessiva, può danneggiare
le strutture vicine al bersaglio che si vuole realmente
colpire);
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- essere assorbita: idealmente è quello che si vorrebbe
ottenerenel trattamento con luce pulsata!
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Riflessione e diffusione sono sostanzialmente delle perdite d’energia.
Solo l’assorbimento presenta un reale interesse terapeutico:
l'energia assorbita è convertita in calore, che va a danneggiare
le strutture su cui si vuole agire: nel caso della fotoepilazione
il follicolo pilifero.
Le sostanze colorate che assorbono luce sono chiamate cromofori.
I principali cromofori che si trovano nella cute sono la melanina,
l’emoglobina (ossiemoglobina), l’acqua.
Ogni cromoforo ha un differente assorbimento in funzione della lunghezza
d’onda. A seconda dell'intervallo di lunghezze d'onda utilizzato
è quindi possibile colpire un bersaglio piuttosto che un altro.
Il cromoforo, assorbendo la luce, si scalda e trasmette il calore
ai tessuti circostanti. Il tempo necessario perché questo avvenga
è tanto più breve quanto è più piccolo
il bersaglio: peli fini -> tempo più breve; peli spessi
-> tempo più lungo.
Nel caso della fotoepilazione, il bersaglio è rappresentato
dal follicolo pilifero che contiene al suo interno il pelo. La luce
è assorbita dalla melanina contenuta nel pelo (tranne nel
caso di peli bianchi), che funziona da “intermediario”
per trasmettere il calore, e quindi il danno, all’intero follicolo.
I sistemi a luce pulsata hanno uno
spettro di emissione che interessa principalmente il cromoforo melanina. |
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| Carnagione e rischio pigmentario |
La pigmentazione della cute è funzione della quantità
di melanina contenuta nelle cellule epidermiche. Più queste
contengono melanina e più la cute è scura. La sintesi
della melanina dipende da due fattori: genetica e esposizione solare.
Nel caso di esposizione solare, la quantità di melanina,
e la rapidità della sua sintesi, sono funzione delle caratteristiche
genetiche.
Gli individui sono stati classificati in fototipi seguendo una scala
che va da 1 a 6.
Prima di intraprendere un trattamento con luce pulsata, è
necessario valutare è il colore della pelle (chiaro, medio,
scuro indipendentemente dall’abbronzatura) e lo stato di stimolazione
dei melanociti che possono trovarsi in uno strato di attività
crescente, decrescente o in piena stimolazione.
Più
la cute è pigmentata e maggiore è il suo contenuto
di melanina. La melanina cutanea rappresenta una barriera che impedisce
ad una parte della luce di raggiungere il suo bersaglio, ovvero
il pelo. Questo comporta una perdita di efficacia (la fluenza che
arriva al bersaglio è in pratica ridotta) e il rischio di
provocare bruciature alla cute.
Per questo motivo si sconsiglia di trattare pelli abbronzate o fototipi
5 e 6 senza un’adeguata esperienza nell’impiego delle
apparecchiature a luce pulsata.
In modo schematico, nel caso di trattamento di fototipi I, è
difficile causare discromie; nei rari casi in cui questo accade,
si tratta di ipocromie. Analogamente, il trattamento di fototipi
V presenta un elevato rischio di produrre delle ipercromie.
| Fototipo |
Colore della cute |
Si brucia al sole |
Abbronzatura |
Stato di stimolazione dei melanociti |
Rischio pigmentario |
| I |
chiaro |
sempre |
no |
attività decrescente |
scarso |
| II |
chiaro |
sempre |
leggera |
attività decrescente |
scarso |
| III |
medio |
spesso |
scura |
attività crescente |
medio |
| IV |
scuro |
raramente |
abbastanza scura |
piena stimolazione |
elevato |
| V |
scuro |
eccezionalmente |
intensa |
piena stimolazione |
elevato |
| VI |
scuro |
no |
nera |
piena stimolazione |
elevato |
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