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| Applicazioni del laser in odontostomatologia |
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| Gli usi approvati del laser in odontoiatria sono ormai moltissimi e interessano tutte le branche principali. |
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Legenda: buona -  raccomandata -   ottima -   ottima e il top sul mercato |
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| Chirurgia e Medicina Orale |
| Frenulectomia. Aumento di tessuto aderente. Vestiboloplastica. Gengivectomia e gengivoplastica. Asportazione di neoformazioni benigne e di cisti. Incisione e drenaggi di ascessi. Trattamento dell'herpes simplex, delle afte ulcerose e del Lichen Planus |
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L'utilizzo del laser nella chirurgia orale segue tutti i requisiti di una chirurgia minimamente invasiva:
- incisione di piccola dimensione;
- minimo traumatismo dei tessuti trattati;
- possibilità di trattare anche aree molto piccole di tessuto;
- eliminazione o riduzione dell'uso dell'anestetico iniettabile (sostituito spesso da spray o pomata);
- assenza di sanguinamento;
- decontaminazione del sito chirurgico durante il trattamento;
- il campo operatorio è molto ristretto e coinvolge i soli tessuti da trattare (non danneggia i tessuti circostanti);
- nella maggior parte dei casi non sono necessarie suture;
- i tempi operatori sono notevolmente ridotti.
Come risultato di quanto detto sopra, i vantaggi per il paziente sono notevoli:
- minori complicazioni infettive post-operatorie;
- minore infiammazione post-operatoria;
- minor dolore post-operatorio;
- migliore cicatrizzazione dei tessuti;
- nessuna retrazione tessutale (risultati prevedibili);
- possibilità di evitare l'assunzione di antibiotici;
- tempi di guarigione ridotti;
- minimo disconfort post-operatorio (nessuna interruzione della propria attività)
Tutti i laser "dentali" possono essere utilizzati per chirurgia orale tenendo comunque conto delle loro peculiarità e differenze. Sicuramente il laser a CO2 rappresenta la scelta migliore per questo tipo di applicazioni. La sua radiazione consente il taglio e la vaporizzazione dei tessuti molli in assenza di sanguinamento e per questo risulta essere estremamente utile nella chirurgia di zone molto vascolarizzate come il palato molle o la lingua. A differenza di altre lunghezze d'onda offre inoltre il vantaggio di avere un'azione superficiale. In questo modo non si ha il problema di dover controllare l'eccessiva diffusione del calore in profondità che potrebbe interferire con le strutture vitali dei denti o con i nervi (la chirurgia con laser a CO2 è ben definita dalla frase "What You See Is What You Get"). L'emissione pulsata consente infine di minimizzare il danno termico ai tessuti trattati; in assenza di necrosi la guarigione è quindi più rapida e indolore.
Anche il laser a erbio ha un'azione superficiale con buone capacità di taglio (raggio focalizzato) e di ablazione (raggio defocalizzato). Il sanguinamento è abbastanza limitato anche se non si arriva ad avere un campo esangue come avviene col laser a CO2. I laser a Nd:YAG, il KTP e il diodo hanno un diverso tipo di interazione con i tessuti. L'assorbimento predominante avviene da parte dell'emoglobina e della melanina e non da parte dell'acqua come si verifica nel caso del CO2 e dell'Er:YAG. La capacità coagulativa che ne consegue è quindi maggiore. Per contro, il minor assorbimento da parte dell'acqua porta ad avere una maggiore profondità di penetrazione nei tessuti che richiede una certa attenzione per evitare che si possano danneggiare le strutture vitali che si trovano più in profondità. Le indicazioni sono comunque in molti casi sovrapponibili a quelle del laser a CO2 con differenze operative e cliniche che possono far preferire un laser rispetto a un altro ma che danno risultati sostanzialmente analoghi.
Chirurgia Mucogengivale Laser-Assisitita
Frenulectomia
Il frenulo è un fascio di tessuto muscolare e fibroso rivestito da mucosa che si estende dalla mucosa alveolare alla linea di giunzione muco-gengivale (frenulo vestibolare) e dalla faccia ventrale della lingua al pavimento della bocca (frenulo linguale). Eseguire un intervento di frenuletomia significa praticare una rimozione parziale del frenulo o il suo riposizionamento. Questo intervento si esegue per facilitare la stabilità delle posizioni dentali o per alleviare la trazione esercitata verso il basso sulla lingua (frenulo linguale) da un frenulo corto linguale. Solitamente questo intervento viene eseguito su pazienti molto giovani e, proprio per questo, utilizzare il laser è la scelta più idonea. Il paziente che si sottopone all'intervento non sente dolore, ma se si desidera maggiore sicurezza si può applicare un gel anestetico sulla superficie del frenulo. Il tessuto irradiato viene vaporizzato all'istante mentre il campo operatorio è libero dal sangue (questo aspetto migliora anche la collaborazione dello stesso paziente). Il recupero post operatorio è semplice e veloce senza l'applicazione di punti di sutura.
Intervento di aumento di tessuto aderente (effetto innesto libero)
Questo intervento sostituisce l'intervento chiamato innesto libero dove è necessario procedere a un prelievo di tessuto, di solito palatino, e procedere all'innesto dello stesso sotto ad una zona dove il tessuto aderente (la banda chiara di gengiva ) è venuto a essere cadente a causa di solito di un fenomeno di recessione. Questo intervento comporta una zona di prelievo e una zona di innesto che dovranno essere suturate. Si tratta cioè di un intervento impegnativo per il paziente. La tecnica laser prevede una zona di preparazione laser sotto la recessione e una guarigione senza punti di sutura, non si procede cioè a nessun prelievo di tessuto. Istologie eseguite evidenziano la guarigione con formazione di tessuto cheratinizzato.
Vestiboloplastica
Interventi di plastica vestibolare con approfondimenti di fornice possono essere eseguiti con il laser permettendo al paziente di portare con confort un manufatto protesico. Questi interventi non sono demolitivi e non inducono al paziente una sofferenza post operatoria come quelli tradizionali.
Gengivectomia
Per gengivectomia s'intende l'asportazione chirurgica del tessuto gengivale fatta a livello dell'attacco epiteliale per la creazione di una nuova gengiva marginale. Questa procedura è utilizzata per eliminare le tasche gengivali o parodontali, per accedere ed effettuare interventi chirurgici ai tessuti parodontali altrimenti irraggiungibili, o per raggiungere l'interno della tasca per la rimozione del tartaro. La causa dell'ipertofia e iperplasia della gengiva è da attribuire a svariate cause: infiammatorie, farmacologiche o meccanico-traumatiche.
Il laser è uno strumento che aiuta a curare questa pratica limitando i traumi al paziente.
Per chi ha problemi di coagulazione il laser favorisce la cicatrizzazione, vaporizza il tessuto e lascia esangue il campo operatorio.
L'anestesia non è sempre necessaria, il più delle volte basta l'applicazione di un gel anestetico topico qualora il paziente avverta dolore.
Gengivoplastica
Per gengivoplastica si intende il rimodellamento della gengiva e il ripristino della morfologia gengivale fisiologica.
Questa operazione chirurgica è spesso associata a interventi di gengivectomia: usando il laser si asporta il tessuto in eccesso senza sanguinamento e si rimodella il tessuto gengivale perché si ricostruisca la corretta morfologia dell'apparato parodontico.
Asportazione di neoformazioni benigne
Utilizzare il laser come strumento di taglio permette la rimozione e l'asportare di parti di tessuto e quindi anche di neoformazioni benigne come fibromi, papillomi, epulidi. Non è necessario applicare punti di sutura e si ottiene una guarigione esteticamente e funzionalmente eccellente. E' bene tener presente l'importanza di effettuare un taglio che permetta l'analisi istopatologica. Nella richiesta dell'esame è importante segnalare al patologo la modalità di esecuzione dell'intervento.
Asportazione di cisti
Con la stessa tecnica di asportazione del tessuto utilizzata per le neoformazioni benigne si possono eliminare anche le cisti. Le cisti consistono in un sacco membranoso contenente liquido, sostanza molle e gas.
Esistono cisti di diversa natura: dentarie, follicolari, radicolari, da ritenzione, sebacee e traumatiche. L'asportazione di formazioni cistiche è un'operazione dolorosa per il paziente. Procedendo con il bisturi si deve suturare perfettamente la zona dell'intervento mentre col laser non sono di solito necessari punti di sutura e il decorso postoperatorio è sensibilmente più rapido e meno doloroso.
Incisione e drenaggio degli ascessi
L'ascesso è un processo suppurativo che si sviluppa intorno al dente, secondo la localizzazione. Si distingue in ascesso periapicale (pus intorno all'apice radicolare) e ascesso parodontale (pus all'interno dei tessuti parodontali). Le cause infettive sono le più frequenti. Incidere un ascesso significa creare una fistola artificiale per far defluire il materiale purulento.
A confronto con le tecniche tradizionali di drenaggio di un ascesso, l'utilizzo del laser (in fibra) permette un intervento decisamente meno doloroso per il paziente. Diminuendo l'energia, o utilizzando un anestetico topico, è possibile controllare l'insorgenza di dolore nel corso dell'operazione. Il sanguinamento è minimo, per cui si può inserire un drenaggio senza compressione. Il problema di ristagno dovuto da garze per tamponare l'emorragia viene dunque eliminato. Il raggio laser con il suo potere antisettico evita il manifestarsi di infezioni post operatorie.
Medicina Orale Laser-Assistita
Herpes Simplex
La patologia si manifesta inizialmente con sensazione di bruciore o di prurito alle labbra e nell'area circostante, poi compaiono bollicine o vesciche che cicatrizzano lentamente.
La lesione è generalmente unica, sotto forma di una chiazza eritemato-edematosa di modeste dimensioni, che in breve tempo si ricopre di vescicole tese, emisferiche, del diametro di 2-3 millimetri , raccolte a grappolo. Il contenuto è inizialmente limpido, poi si fa torbido. La confluenza di più vescicole può dar luogo ad una lesione simil-bollosa che, nel corso di una settimana, si rompono con evoluzione in croste.
Il trattamento col laser è molto efficace soprattutto durante la fase del prurito o quella bollosa. Il fastidio e il dolore scompaiono immediatamente dopo il trattamento. Il fascio laser riduce o elimina i virus presenti localmente e le lesioni passano subito alla fase finale delle croste e guariscono in qualche giorno.
Afta
La terapia laser è indicata in tutte le forme di queste ulcere e in tutte le fasi riducendo immediatamente la sintomatologia dolorosa o fastidiosa e accelerando i tempi di guarigione.
Lichen Planus
Per questa patologia molto varia e complessa, il trattamento laser consente di controllare l'estensione e risolverne la sintomatologia algica. Da ricordare che prima di qualsiasi trattamento va prelevato un campione di tessuto per l'analisi istologica. |
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| Odontoiatria Conservativa |
| Rimozione della carie e preparazione della cavità (senza anestesia nella maggior parte dei casi). Mordenzatura dello smalto. Desensibilizzazione dentinale |
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L'odontoiatria conservativa è una branca dell'odontoiatria che si occupa delle procedure per l'eliminazione della carie e di quelle relative alla chiusura delle cavità risultanti dall'eliminazione dello smalto e della dentina cariata.
Le carie possono essere superficiali o profonde. Nel primo caso ci si limita ad asportare parte della dentina e dello smalto, otturando il dente con appositi materiali (amalgama d'argento o compositi). L'uso delle amalgame d'argento è stato sostituito ormai dai materiali compositi che per le loro caratteristiche adesive permettono una preparazione della cavità cariosa meno ampia rispetto all'uso dell'amalgama che richiedeva cavità dalle caratteristiche particolari perché fossero ritentive.
Nelle carie profonde vi può essere un interessamento della polpa del dente, contenente anche le fibre nervose, e allora si ricorre ad una cura canalare opportuna.
Il termine conservativa indica l'obbiettivo di tali cure, cioè di conservare i denti altrimenti distrutti dalla carie.
Trattamento laser-assisitito dei tessuti duri
La carie altro non è che un evento infettivo che riconosce in alcuni batteri la sua genesi e che porta a un rammollimento del tessuto duro con perdita della normale anatomia dentale.
Il trattamento tradizionale prevede un'accurata toilette con uno strumento rotante (turbina) per ottenere una rimozione meccanica del tessuto distrutto sino a ottenere una cavità che poi dovrà essere riempita con particolari resine composite per ricostruire e ridare un aspetto anatomico e funzionale al dente.
La turbina rappresenta, senza ombra di dubbio, uno strumento efficace, ma produce fastidi quali la sensazione dolorosa dovuta allo sviluppo di calore e alle vibrazioni meccaniche. Per questo motivo viene spesso eseguita un'anestesia locale.
La fobia per questo strumento è ben conosciuta e rappresenta, specialmente in età infantile, un incontro traumatico con il dentista.
Il laser rappresenta una valida alternativa alla turbina. Riesce a rimuovere carie e vecchi compositi senza toccare il dente, evitando così i fastidiosi effetti dovuti a fenomeni vibratori. Permette inoltre di effettuare la preparazione cavitaria e la relativa mordenzatura decontaminando al contempo l'area. Questo consente di ridurre le complicazioni post-operatorie e i casi di recidiva. Il laser inoltre produce meno calore rispetto al trapano perché ha un'azione estremamente superficiale.
Il laser impiegato per il trattamento dei tessuti duri è quello a erbio (Er:YAG) la cui lunghezza d'onda di 2940 nm è assorbita sia dall'acqua che dall'idrossiapatite. L'energia elettromagnetica è assorbita dalle molecole di acqua, trasformandosi in energia termica e portando la temperatura oltre il punto di ebollizione. L'aumento della temperatura dell'acqua, che passa rapidamente allo stato di vapore, causa un aumento di pressione e una serie di microesplosioni che inducono un effetto meccanico ablativo e asportano il tessuto.
Il fascio del laser a Er:YAG taglia sia lo smalto che la dentina, sani o patologici. La sua efficienza è condizionata dalla percentuale di acqua contenuta nel tessuto bersaglio.
La dentina cariata viene quindi rimossa molto più rapidamente avendo un più alto contenuto di acqua (25%) rispetto a quella sana (8%). Quest'ultima viene a sua volta tagliata meno dello smalto, per l'analogo motivo.
Il laser a Erbio vaporizza una superficie di 0,5 mm di diametro mentre la turbina rimuove tridimensionalmente una maggiore quantità di tessuto dentale. Essendo il calibro del raggio laser molto piccolo la precisione nel disegno della cavità è eccellente. La visibilità e il controllo della vaporizzazione del tessuto cariato sono migliori per cui l'ablazione è mirata al solo tessuto cariato senza invadere il tessuto sano circostante e sottostante.
Nella maggior parte dei casi, gestendo adeguatamente i parametri energetici, si riesce a lavorare senza l'ausilio degli anestetici o comunque con dosi molto ridotte (risulta pertanto particolarmente adatto in Pedodonzia). Occorre precisare però che questo dipende molto dall'esperienza e dalla manualità dell'operatore.
La ricostruzione della lesione avviene poi con metodica tradizionale. Numerosi studi hanno messo in evidenza che l'uso del laser favorisce l'adesione delle resine composite al dente che risulta essere più forte in seguito al trattamento laser e l'otturazione più stabile.
Desensibilizzazione Dentinale
La sensibilità dentinale compare quando la dentina non è più protetta dallo smalto o dalla gengiva. Le cause possono essere anatomiche (anomalie dello smalto), patologiche (traumi o abrasioni a livello dei colletti del dente) o in seguito a malattia parodontale. Quando questo avviene gli stimoli termici (bevande fredde o calde) e meccanici (spazzolamento dentale) attraversano i tubuli dentinali, presenti nella dentina, e arrivano direttamente alla polpa (nervo) e determinano l'ipersensibilità dentinale.
Sfruttando l'effetto fototermico del raggio laser si ottiene una fusione superficiale della componente proteica della dentina con conseguente chiusura fisica dei tubuli dentinali (vetrificazione). In tal modo gli stimoli non hanno più la possibilità di attraversare la dentina per arrivare al nervo pulpare. Il risultato è più duraturo ed efficace rispetto all'applicazione delle varie vernici desensibilizzanti.
Le sorgenti laser solitamente impiegate sono il KTP (532 nm), il Nd:YAG (1064 nm) e il diodo (810 o 980 nm). |
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| Endodonzia |
| Trattamento canalare |
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L'endodonzia è la branca dell'odontoiatria che si occupa della terapia dell'endodonto, ovvero l'insieme della cavità pulpare, che contiene la polpa dentaria, e dei canalicoli radicolari del dente. Si ricorre alla terapia endodontica qualora una lesione (cariosa o traumatica) determini un'alterazione irreversibile del tessuto pulpare, che può arrivare fino alla necrosi stessa. È possibile inoltre ricorrere a questa metodica qualora l'elemento dentario debba essere coinvolto in riabilitazioni protesiche che, a causa della notevole riduzione di tessuto dentale stesso, determinerebbero un'alterazione pulpare irreversibile (necrosi pulpare per cause iatrogene).
Trattamento endodontico laser-assistito
L'uso del laser in endodonzia offre notevoli vantaggi sia nel trattamento di elementi vitali che in quello di elementi necrotici, con radici infette e lesioni granulomatose o cistiche periapicali.
Integrando le tecniche tradizionali di strumentazione del canale radicolare con un corretto impiego del laser si riduce drasticamente il numero degli insuccessi nei trattamenti endodontici. E' così possibile limitare la diffusione delle infezioni all'interno del cavo orale e salvaguardare il più possibile l'integrità dei tessuti.
Le sorgenti laser maggiormente utilizzate in endodonzia sono il KTP (532 nm), il Nd:YAG (1064 nm) e il diodo (810 o 980 nm).
Il laser è utilizzato in endodonzia per assicurare:
- una maggiore decontaminazione del distretto endodontico;
- una perfetta asciugatura del canale e del delta apicale;
- l'emostasi in caso di sanguinamento;
- la vetrificazione e la sterilizzazione della dentina endodontica soprattutto nel delta apicale;
- la rimozione dello smear layer e di eventuali residui pulpari;
- il riscaldamento della guttaperca nelle operazioni di taglio e compattazione.
Uno degli scopi principali del trattamento endodontico è quello di ottenere un ambiente canalare altamente decontaminato per massimizzare le probabilità di successo che l'atto endodontico si pone.
Secondo i canoni dell'endodonzia moderna la procedura di una preparazione canalare si può così riassumere:
- totale rimozione del tessuto pulpare e dei microrganismi patogeni presenti;
- sagomatura del canale in modo che sia propedeutica a una facile ed efficace otturazione.
Purtroppo tali scopi, indipendentemente dalla metodica usata, non vengono mai realizzati al 100% dei casi poiché una certa quantità di tessuto pulpare e di microrganismi permane nel lume canalare. L'infezione della polpa canalare permette ai batteri di invadere l'intero sistema canalare e il network tubulare tridimensionale fornisce un habitat particolare dove i microrganismi possono sopravvivere e moltiplicarsi, essendo al di fuori della portata dei meccanismi di difesa. I batteri e le loro tossine possono migrare nella regione apicale inducendo una reazione infiammatoria con conseguente riassorbimento osseo.
Lo scopo terapeutico di ogni trattamento canalare è perciò la guarigione e la protezione del tessuto periradicolare. Questo può essere ottenuto quando il canale radicolare e i tessuti adiacenti sono liberi da microrganismi infetti.
Ci sono tre fattori importanti che possono porre delle difficoltà nell'ottenimento di un ambiente decontaminato:
- la conformazione anatomica;
- la qualità particolare della colonizzazione batterica (specie gram-negative anaerobiche);
- batteri che sono resistenti agli irriganti orali.
La struttura anatomica del canale radicolare rappresenta un problema per poter ottenere una perfetta decontaminazione, sia dal punto di vista macroscopico che microscopico. Il fango dentinale residuo rimane nei diversi recessi esacerbando il processo infiammatorio. Il microambiente dei tubuli dentinali favorisce la selezione di un numero relativamente piccolo di tipi di batteri che vi si possono trovare. Dei circa 300 batteri presenti nel cavo orale solo una dozzina riescono a sopravvivere nel canale. Durante un'infezione la dentina canalare agisce come un'incubatrice dove i batteri possono crescere senza incontrare gli agenti del sistema immunitario.
Le procedure endodontiche tradizionali hanno lo scopo di ridurre il carico microbiotico effettuando una rimozione della polpa infetta in modo meccanico, e dei lavaggi del canale radicolare con irriganti specifici antibatterici.
Per la rimozione del residuo pulpare (fango dentinale) e l'eliminazione dei germi patogeni, vengono usate generalmente delle soluzioni liquide con ipoclorito di sodio e/o perossido di idrogeno. Il potenziale germicida di questi irriganti si sviluppa tramite diretto contatto con le cellule di questi microrganismi. Questo costituisce un chiaro svantaggio degli irriganti canalari in quanto l'effetto battericida è solo presente nel canale radicolare. Infatti la capacità di penetrazione degli irriganti è limitata alle pareti del canale radicolare a causa del limitato diametro dei tubuli e dell'elevata tensione superficiale degli irriganti (non più di 100-200 m di profondità nei tubuli dentinali).
Sin dalla sua introduzione il laser è apparso come un valido sistema capace di far penetrare la radiazione emessa in profondità nella dentina grazie all'impiego di fibre sottili del diametro di 200 m.
Schoop et al. ("Innovative Wavelengths in Endodontic Treatment". Laser Surg Med 2006. 38(6):624-30) hanno dimostrato che, utilizzando opportuni protocolli, la capacità antimicrobica del laser incomincia a decrescere dopo una penetrazione di 1.000 m nella dentina del canale radicolare senza peraltro creare rialzi temici dannosi alle strutture parodontali ed evitando rischi di perforazione radicolare.
Risulta evidente che l'azione decontaminante e antimicrobica del laser è molto superiore rispetto a quella degli irriganti. Per questo le procedure endodontiche laser-assistite annoverano una casistica di successo ben superiore rispetto a quelle eseguite utilizzando esclusivamente le tecniche tradizionali. |
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| Implantologia |
| Trattamento canalare |
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L'implantologia orale è una disciplina chirurgica che ha lo scopo di ricostituire gli elementi dentali mancanti e i loro tessuti di sostegno (osso e gengiva). Gli impianti dentali sono realizzati attraverso l'inserimento nell'osso mascellare e mandibolare di radici in materiale metallico, ceramico o sintetico. L'impianto dentale, in sostanza, è una radice artificiale che sostituisce la radice del dente naturale andata perduta.
La perdita dei denti naturali è sempre stato un evento invalidante, sia per la funzione che per l'estetica della bocca. Il ripristino, prima dell'avvento dell'implantologia dentale, era reso possibile solo per mezzo di protesi fissate ai denti contigui a quelli mancanti. Quando numero e qualità dei denti naturali non era favorevole alla costruzione di protesi fisse, la sostituzione dei denti mancanti prevedeva, invece, l'applicazione di protesi mobili parziali o totali.
Con l'avvento dell'implantologia dentale non è stato più necessario coinvolgere denti integri per sostituire denti mancanti, né applicare dentiere o comunque manufatti mobili. L'impianto dentale, in qualità di radice artificiale inserita stabilmente nell'osso, riesce a sostenere validamente una capsula singola o un ponte, oppure può fare da eccellente ancoraggio a una dentiera instabile o mal tollerata dal paziente.
L'impianto dentale inoltre riproduce quello stimolo funzionale tipico della radice naturale sull'osso e gli permette di mantenere nel tempo forma e anatomia, evitando perciò il processo di riassorbimento che consegue alla perdita dei denti e che è ancora più marcato sotto la pressione delle dentiere.
Trattamento laser-assistito
Attualmente gli impianti sono quasi tutti realizzati in titanio, materiale biocompatibile che non comporta reazioni di rigetto da parte dell'organismo. I più utilizzati sono quelli a vite di tipo endosseo di forma cilindrica/conica più o meno filettati, nella maggioranza dei casi lasciati sommersi sotto gengiva per un periodo congruo in base alla sede.
Gli impianti, posizionati nell'osso del paziente, diventeranno un corpo unico con l'osso, ossia avverrà la osteointegrazione che potrà essere più o meno totale solo in caso siano stati rispettati determinati protocolli, altrimenti si potranno avere più o meno parziali fibrointegrazioni e perdite di impianti.
Le metodiche di implantologia prevedono principalmente due tecniche chirurgiche:
- two stage: in due fasi, la prima "sommersa", ovvero con inserimento dell'impianto, sutura sottomucosa e successiva riapertura della mucosa dopo 2-6 mesi e avvitamento del "pilastro dentale" sull'impianto;
- one stage: inserimento dell'impianto, che viene lasciato transmucoso, emerge la testa dell'impianto, si potrà così o lasciare guarire (sempre per 2-6 mesi) per integrazione ossea o caricare immediatamente, con apposito pilastro dentale, in modo provvisorio o definitivo, a seconda dei casi.
Gli impianti hanno una vita pressoché illimitata (gli studi più lunghi hanno 25 anni), se viene effettuata una quotidiana manutenzione. Il rischio più grosso che corrono gli impianti è dato:
- nell'immediato post intervento, dalla peri-implantite, ossia un'infiammazione e infezione delle strutture attorno all'impianto, con conseguente non avvenuta osteointegrazione;
- da uno scorretto carico degli impianti stessi, con corone o protesi non corrette, che possono creare un riassorbimento osseo nel tempo, con perdita dell'osso sino alle spire più profonde dell'impianto, con possibilità di perdita dello stesso.
In implantologia il laser è molto efficace nelle mucositi e nelle peri-implantiti propriamente dette. L'azione battericida dell'emissione di sorgenti come il KTP (532 nm), il Nd:YAG (10640 nm) e il diodo (810 o 980 nm) sui più comuni batteri, causa di infezioni nel cavo orale, è il motivo principale di questa azione terapeutica. Utilizzando specifici protocolli con i giusti tempi di esposizione, il trattamento risulta essere efficace senza causare danni termici ai tessuti peri-implantari o danni meccanici agli impianti.
Sfruttando sempre l'azione antibatterica di questi laser, è possibile decontaminare il sito alveolare prima di inserire l'impianto. In questo modo si riduce il rischio di peri-implantite oltre al gonfiore e all'infiammazione che si verifica nel post-operatorio.
Un'ulteriore indicazione è l'esposizione degli impianti sommersi con il laser a CO2. Il taglio circolare estremamente preciso ed esangue spesso consente di prendere un impronta soddisfacente immediatamente dopo l'operculectomia. Il presupposto per l'esecuzione di questa procedura laser assistita è la presenza di una banda di mucosa cheratinizzata che consenta una stabilità meccanica della mucosa perimplantare. |
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| Parodontologia |
| Trattamento della malattia parodontale |
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La paradontologia è la branca dell'odontoiatria che studia i tessuti del parodonto e le patologie a esso correlate. Si occupa quindi dell'insieme dei tessuti molli (il legamento periodontale e la gengiva) e duri (cemento e tessuto osseo alveolare) che circondano il dente e assicurano la sua stabilità nell'arcata alveolare.
Lo specialista parodontologo è quindi in grado di accertare lo stato di salute di tali tessuti e operare terapie adeguate al ripristino di una condizione ottimale del cavo orale, condizione necessaria per intraprendere altri interventi odontoiatrici quali la protesi o l'ortodonzia.
La malattia parodontale (o parodontite) inizia quando uno o più elementi dell'apparato parodontale, dopo essere stati colonizzati da numerose specie batteriche, smettono di esercitare la propria funzione di sostegno causando mobilità dentale, da molti ritenuta la vera malattia parodontale. Questo è uno stadio già avanzato della malattia che si potrebbe evitare ponendo attenzione ai segni evidenti che appaiono molto tempo prima della mobilità dentale.
È impossibile stabilire quale elemento dell'apparato parodontale sia più importante degli altri, ma è chiaro che il segno più evidente di sofferenza parodontale è dato da alterazioni dell'aspetto delle gengive, che frequentemente però, viene colto quando la malattia parodontale è già in uno stadio avanzato. Le gengive, infatti, costituiscono il primo ostacolo, ma purtroppo anche la prima porta di ingresso, per i microrganismi che, una volta distrutto l'attacco che le collega ai denti, procedono verso la radice dentale, danneggiando prima il legamento parodontale, poi il cemento, e infine l'osso alveolare circostante. La parodontite cronica è sempre preceduta da una gengivite che dev'essere riconosciuta in tempo e curata.
Per quanto riguarda il trattamento di lesioni parodontali, esiste una serie di procedure cliniche, più o meno complesse e più o meno radicali, che, se accompagnate da opportune tecniche di igiene domiciliare, possono restituire ai denti una stabilità accettabile.
Trattamento laser-assistito
L'impiego del laser nel trattamento della malattia parodontale è stato particolarmente studiato soprattutto negli ultimi 15-20 anni. Le sorgenti laser a Nd:YAG (1064 nm), KTP (532 nm) e diodo (810 o 980nm) possono essere usate, con diverse modalità e protocolli applicativi, in una o più fasi del trattamento della malattia parodontale.
È importante aver presente che qualsiasi protocollo d'utilizzo del laser non può prescindere da una corretta diagnosi clinica, radiografica e, se necessario, laboratoristica (test di fagocitosi, immunoglobuline e complemento o test microbiologico), nonché da un'esemplare terapia eziologia (preparazione iniziale) che è la conditio sine qua non per il successo terapeutico.
I laser comunemente impiegati hanno l'enorme vantaggio di essere veicolati in fibra che, nella parte terminale a livello del manipolo, viene utilizzata come punta lavorante. L'impiego della fibra ottica, flessibile e regolabile in lunghezza, consente all'operatore di irraggiare efficacemente anche le tasche meno accessibili e più profonde.
Il diametro comunemente usato per la fibra ottica è pari a 300 m. Molto importante è la caratteristica di irraggiamento che si ha all'estremità della fibra stessa che permette, scorrendo lungo la profondità della tasca, di portare la stessa quantità di energia sia sul versante della radice (cemento infetto) che sul versante epiteliale (tessuto granulomatoso) della lesione realizzando di fatto un curettage laser assistito con effetti di decontaminazione batterica profondi e durevoli.
Il trattamento delle lesioni parodontali a cielo coperto è indicato nelle seguenti situazioni:
- casi di recidiva delle lesioni dopo il sollevamento di un lembo tradizionale;
- casi di pazienti che non possono, per patologie sistemiche, o non vogliono sottoporsi a chirurgia;
- tutti quei casi nei quali si riesca ad avere una ragionevole convinzione di aver effettuato una terapia eziologia esemplare con permanenza nulla o impercettibile di tartaro radicolare.
Tutti i casi di parodontite di media e grave entità che non rientrano nei gruppi precedenti saranno trattati con chirurgia a cielo aperto e beneficeranno di un trattamento laser assistito in fase di terapia eziologia e in fase intraoperatoria per la bonifica microbiologica del fondo delle lesioni e del cemento radicolare.
Il laser ha infatti un potente effetto antibatterico che si produce anche sulla componente dura della tasca (cemento radicolare) decontaminandola, in maniera efficace e duratura, dai patogeni della parodontite.
La comprovata azione decontaminante del laser in profondità all'interno dei tubuli dentinali, (Schoop et al."Innovative Wavelengths in Endodontic Treatment". Laser Surg Med 2006. 38(6):624-30) spiega come il trattamento laser assistito del cemento radicolare possa giocare un ruolo fondamentale nel miglioramento di tutti i parametri clinici della parodontite. |
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| Sbiancamento Dentale |
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Il colore dei denti è l'espressione più importante della salute e della bellezza della bocca. Denti bianchi come la porcellana non esistono in natura, il colore dei denti è personale, un po' come il colore della pelle. Il "bianco naturale" dei denti incorpora lievi sfumature sui toni del giallo e del grigio, del bruno o del rossiccio, più o meno accentuate.
Al contrario di quanto si possa pensare non è lo smalto che determina il colore dei denti. Lo smalto è infatti traslucido e non possiede un colore proprio; dalla sua superficie traspare il colore della dentina sottostante. Col passare del tempo però lo smalto può colorarsi assorbendo pigmenti da cibi e bevande (cause di colorazione chiamate esterne o estrinseche), mentre la dentina tende a ispessirsi nella camera interna presente nella corona dei denti. Ciò fa sì che con l'invecchiamento i denti si scuriscano e perdano la loro originaria brillantezza.
Esistono molte altre cause di colorazione dei denti. Tra quelle dette intrinseche, quella maggiormente conosciuta è dovuta alla tetraciclina. Le tetracicline sono un vasto gruppo di farmaci antibiotici a largo spettro. Sono state introdotte in medicina nel 1948. Nel 1956 per la prima volta fu riportato che la loro assunzione induceva una colorazione nei denti. Le molecole da tetracicline vengono incorporate nei cristalli di idrossiapatite (formando lunghe molecole di tetraciclina-ortofosfato di calcio) durante la fase di mineralizzazione che è parte dello sviluppo del dente. Questo processo interessa principalmente la dentina, ma può riguardare anche lo smalto. E'inoltre frequente il verificarsi di un'ipoplasia dello smalto. La colorazione può essere gialla, giallo-marrone, marrone, grigia o blu, con la formazione possibile di strisce. La colorazione è spesso bilaterale e interessa molti denti in entrambe le arcate.
Un'altra causa di colorazione è la fluorosi che è dovuta a un eccesso di fluoro durante la formazione della matrice dello smalto e della calcificazione. Conduce a ipoplasia dello smalto e a formazione di "white spot". La colorazione più scura è causata da fattori estrinseci dopo l'eruzione dentale. Spesso è possibile persino osservare fessure pronunciate nello smalto.
Esistono numerose altre possibili cause di scolorimento dei denti come i batteri cromogenici che si trovano nella saliva, la fenilchetonuria, l'eritroblastosi fetale l'anemia mediterranea, o amelogenesi e dentinogenesi imperfette, ecc.
La maggior parte dei pazienti che richiedono lo sbiancamento dei denti hanno problemi di colorazione dovuti principalmente a cause estrinseche o naturali. A seconda della metodologia scelta, questo tipo di trattamento richiede solitamente una o al massimo due sedute. Il trattamento delle macchie intrinseche può richiedere un numero maggiore di sedute a seconda della gravità e del grado di colorazione. In questi casi i migliori risultati possibili si ottengono esclusivamente col metodo Smartbleach®.
Lo sbiancamento dentale comprende l'insieme dei prodotti, processi o procedure la cui azione porta un dente ad apparire più bianco nel colore.
La ricerca di più effettive possibilità nel trattamento delle macchie dei denti non è una novità. Nei secoli si osserva un crescente interesse nel ricercare soluzioni per rendere i denti bianchi. Gli antichi egizi e i fenici ottenevano lo sbiancamento dei tessuti combinando un trattamento di alcalino con carbonato di potassio e luce solare. I Romani erano soliti lavare i denti con sostanze naturali. Durante il XIV secolo, lo sbiancamento dei denti era il trattamento più richiesto dopo l'estrazione, e veniva realizzato attraverso l'uso combinato di fili metallici e di acido nitrico. Nel tardo XIX secolo si usava una combinazione di acqua ossigenata (perossido di idrogeno - H2O2), etere ed elettricità. Più tardi sono stati impiegati gli stessi ingredienti utilizzando però il calore al posto dell'elettricità. L'acido cloridrico (HCl) è stato usato a partire dal 1916, e nel 1966 in combinazione con H2O2. Nel 1970 è stato stabilito che il perossido di idrogeno era l'agente decolorante più efficace.
Sbiancamento dentale laser assistito
La tecnica di sbiancamento laser prevede l'applicazione sulla superficie esterna del dente, lo smalto, di sostanze ossidanti che successivamente vengono attivate dalla luce laser. Il raggio potenzia l'efficacia ossidante delle sostanze utilizzate attraverso un fenomeno fototermico o fotochimico.
Esistono in commercio numerosi gel sbiancanti, a base di perossido di idrogeno o di carbamide, che vengono attivati dalle lunghezze d'onda tra 810 e 1064 nm. Sfruttando l'effetto fototermico, il laser a diodi consente di promuovere l'azione ossidoriduttiva di questi gel sulla superficie del dente ottenendo così l'effetto sbiancante. Questo tipo di trattamento dà buoni risultati in particolare per le colorazioni estrinseche mentre ha un'azione limitata su quelle intrinseche (es. colorazioni da tetraciclina). A causa dell'effetto termico bisogna fare attenzione nell'evitare che l'innalzamento della temperatura possa danneggiare le parti vitali del dente. Un effetto secondario del trattamento con laser a diodi è la temporanea deidratazione dello smalto a causa dell'acidità contenuta in tutte le paste sbiancanti. Questo significa che la sfumatura di colore ottenuta al termine della seduta di sbiancamento diventerà successivamente più scura a causa della successive re-idratazionedel dente.
Smartbleach®
Smartbleach® è l'esclusivo sistema di sbiancamento che si basa sull'interazione fotochimica tra la radiazione del laser KTP (532nm) con un esclusivo gel a base di perossido di idrogeno inserito in una matrice colorata di rosso appositamente sviluppato per lo sbiancamento dentale. Grazie a questo sofisticato sistema, brevettato in tutto il mondo, è possibile sbiancare con risultati sorprendenti anche le colorazioni intrinseche (es tetracicline) oltre a quelle estrinseche.
Per sbiancamento chimico si intende la distruzione dei gruppi cromofori presenti in composti organici o inorganici. Di conseguenza un agente sbiancante è un composto che decolora o rende più bianco un substrato per mezzo di una reazione chimica.
La colorazione è causata dalla presenza di lunghe molecole, incorporate nelle strutture dentali, che assorbono la luce invece di rifletterla. Lo sbiancamento non è altro che la riduzione di molecole lunghe in altre più piccole che non assorbono più le lunghezze d'onda di nostro interesse: più alto è il livello di riflessione, più bianco sarà il dente.
Il laser KTP emette luce verde che interagisce con il colorante rosso del gel e innesca una reazione chimica immediata che libera particolari radicali, detti perossidrili, che rompono i legami chimici covalenti delle macromolecole che costituiscono le macchie.
Tale processo arriva anche molto in profondità (fino a raggiungere la dentina) ed è per questo che allo stato attuale il sistema Smartbleach® è l'unico che riesce a dare risultati soddisfacenti nello sbiancamento anche delle macchie intrinseche.
La polpa del dente non viene danneggiata perché questa metodica, a differenza di quanto avviene con le reazioni fototermiche, non induce un riscaldamento del dente.
A differenza di quanto detto per lo sbiancamento con laser a diodo, il trattamento col sistema Smartbleach® non produce deidratazione grazie al suo pH basico. Questo significa che la sfumatura di colore del dente diventerà leggermente più chiara dopo la sessione di sbiancamento, all'opposto di quanto invece accade con le altre metodiche. |
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| Effetto Antalgico |
| Relativamente nuova nel mondo dell'odontoiatria, la biostimolazione col laser è impiegata da anni in medicina sportiva, in pediatria, fisioterapia e controllo del dolore. Grazie all'utilizzo con un apposito manipolo defocalizzato che consente di avere uno spot grande con una fluenza ridotta, il laser si è dimostrato molto efficacie nel ridurre la sensibilità e promuovere la guarigione in molte procedure odontoiatriche e nel trattamento dei disturbi temporo-mandibolari. L'uso comune in odontoiatria comprende l'accelerazione della guarigione post-estrazione e la desensibilizzazione dei nervi (pre-estrazione). Può consentire di evitare l'anestesia per chi non tollera l'igiene dentale professionale. |
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